Dopo i 281 si di ieri al Senato, oggi alla Camera il nuovo Governo Monti ha ottenuto una fiducia record. Perciò, le parole ‘equità’, ‘rigore’ e ‘crescita’ usate dal Presidente del Consiglio per riassumere il nuovo esecutivo hanno convinto davvero tutti: D’Alema, Bersani, Di Pietro, Casini, Fini e anche un insolito e come sempre assonnato Deputato Berlusconi, seduto in aula accanto ai suoi compagni di banco Alfano e Cicchitto. Tutti attenti alla lezione. A formare un bel quadretto da primo giorno di scuola.
E non poteva essere diversamente. In fondo, sono tanti anni che i nostri politici eseguono gli ordini impartiti dai piani alti. La differenza è che oggi queste entità d’alta quota si sono finalmente antropomorfizzate, sono scese in Parlamento, giurato sulla Costituzione e palesato pubblicamente la loro autorità, non solo sui cittadini, ma anche e soprattutto su chi ipocritamente recrimina di essere il legittimo rappresentante del nostro Stato.
Ma a cosa è dovuto cotanta fortuna di assistere a questo divino volere? Il motivo non sta nell’incapacità della nostra classe politica, in tal caso i nostri tecnocrati sarebbero dovuti intervenire molto tempo prima; sta piuttosto nell’immagine dell’Italia a livello internazionale, lontana da quello stile liberal che conta e non solo nella forma: sobrietà, la scelta del tono giusto, il senso della responsabilità che una carica pubblica comporta. In parole povere, non essere i migliori amici di dittatori sanguinari come Putin, Lukashenko e Gheddafi, non raccontare barzellette, non organizzare orge in Palazzi di Stato e semplicemente non fare colazione con faccendieri e procacciatori di prostitute. Quest’ultima poi ai mercati non piace proprio.
E infatti, il Consiglio Europeo con il suo Presidente (eletto da chi?) Van Rompuy ha già pronta la soluzione: intervenire direttamente nei bilanci degli stati nazionali con la facoltà di sospendere il diritto di voto dei Paesi che non rispettano le raccomandazioni europee sulla disciplina fiscale, come la creazione di eurobond, intesi come uno strumento per rafforzare l’euro zona e combattere la crisi del debito. Una prima bozza del provvedimento sarà presentato ai primi di dicembre, per arrivare a un vero e proprio trattato da approvare a metà del 2012.